Le sardine fanno il pallone…

Come le acciughe della canzone di De Andrè, attratti dalle lampare, le sardina si fanno acchiappare dalle luci della ribalta e finiscono nella rete dei pescatori esperti. Benetton prima, Renzi e Forza Italia dopo.

E continuano a farlo con dichiarazioni – per lo più del frontman Santori – discutibili. Soprattutto per un movimento che si è sempre dichiarato apartitico, che voleva contrastare la comunicazione populista portata in auge da La Lega.

Mentre l’apporto alle elezioni in Emilia-Romagna han fatto ben sperare, in termini di affluenza al voto e attenzione sui temi e non sugli slogan, il prosieguo ha messo in allarme chi come me aveva ben sperato in questa seconda ventata d’aria fresca. Un po’ perché è evidente che dopo la calata della maschera del PD di marca renziana l’astensionismo era ritornato in auge. E poi il facile disinnamoramento  dell’ultimo elettorato del M5S. Gli scivoloni comunicativi (silenzi e supporti) da parte del M5S durante l’accordo con la Lega del primo Governo Conte hanno creato notevoli mal di pancia in chi, di bocca buona ma di corta memoria, subito ha preso le distanze.

Se da un lato è comprensibile un iniziale discostamento dai temi di attualità che polarizzano voti e opinioni, come ben ha insegnato negli anni il “democristianesimo”, dall’altra il frontman sardinico e sardonico non perde occasione di attaccare il M5S su argomenti chiave come blocca-prescrizione e taglio-vitalizi in Senato che potrebbe essere reintrodotto dalla Casellati.
Sul primo argomento in perfetto stile democristiano è svicolato con la moltitudine di persone che compongono il movimento per cui le sardine non prendono posizione su blocca-prescrizione (e modifica in discussione per accelerare il process penale). E poco importa se la prescrizione esiste solo in Grecia ed in Italia, in quest’ultima per salvare nomi eccellenti come Andreotti, Berlusconi, De Benedetti, Moggi, Lotito, Caltagirone, Verdini, Bossi, ecc.
Ma anche lasciare beffati molteplici cittadini che cercavano giustizia e l’han avuto negata.
Ora su questo argomento bisognerebbe smettere i panni democristiani ed avere il coraggio della gioventù e prender posizione. Qualità che al sempre sorridente Santori sembra mancare.

Sui vitalizi è notizia recente che il noto frontman trovi la manifestazione indetta dal M5S a Roma (sabato 15 febbraio dalle 14.00, in Piazza Santi Apostoli) “strumentale, molto strumentale”. E lo fa richiamando i decreti sicurezza voluti da Salvini e su cui M5S e PD cercano in questo momento il modo migliore di modificare, senza che la faccenda ritorni come un boomerang comunicativo per dare nuovo fiato allo sloganista della politica in selfie perenne.
Oltre a non comprendere la portata comunicativa – ignoranza dimostrata già con le foto ai Benetton e la cantilena perenne ad ogni intervista – di tale affermazione, ignora che metter di fronte populisti-sovranisti come i leghisti su privilegi della politica come i vitalizi è un modo di mettergli all’angolo sul loro volto reale di fronte agli elettori.

Entrambi gli argomenti generano notevoli lamentele tra le sardine ed iniziano a mostrare i nervi scoperti. Ad esempio, la scissione romana prima via Facebook ed i continui ban – da un gruppo e dall’altro – al fine di eliminare spesso domande legittime.
Nel nuovo gruppo romano, ad esempio, non è possibile nemmeno contestare gli scivoloni di Giorgia Meloni – l’ultimo sulla foto dei fascisti italiani che fucilano inermi contadini civili sloveni. Mentre non mancano attacchi al Sindaco Raggi, spesso scorretti in termini di contenuti e toni.
Se si fosse in cattiva fede, verrebbe da pensare che alcune sardine romane si preparino alle future elezioni romane.

Parlando con alcuni attivisti dei MeetUp del M5S ci sono due opinioni ricorrenti: da un lato il voler confrontarsi, riconoscendo radici comuni e necessità di dialogo. Dall’altra alcuni evidenziano come molte sardine sparse per il paese e nel mondo, siano legate a stretto giro con circoli PD o di sinistra. A Madrid sembra chiaro il legame, mentre le sardine di Zurigo si incontrano nello spazio che è de La Fabbrica di Nichi (ex-SeL) ed oggi rinominata La Fabbrica di Zurigo. Insomma, le sardine con le fabbriche – prima Toscani/Benetton oggi sinistra – non riescono proprio a trovar pace.

Se non vogliono sgonfiarsi velocemente all’interno di bravi pescatori navigati o di voraci squali, dovrebbero ripensare il ruolo di Santori e convenire una strategia comunicativa più chiara, cauta e meno strumentale al servizio di Renzi e Salvini. Proprio quelli che a parole cercano di combattere.

Antonio Solazzo

Antonio Solazzo