Caso Di Maio: guardate le opzioni. Valutate i fatti.

Uno dei più importanti filosofi del secolo scorso, e forse il mio preferito, diceva che “la causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi” (B. Russell).
Non ho l’ardire di pensare di essere intelligente, mi limito ai dubbi e a considerare le possibilità in campo.

Luigi Di Maio ieri ha affermato a Porta a Porta che ci sarebbe stata una manina che ha modificato il documento inviato al Quirinale e che oggi si sarebbe recato a denunciare il fatto. Il Quirinale ha smentito di aver ricevuto qualsivoglia documento. Mentre Palazzo Chigi – vedi titolo de Il Fatto Quotidiano online di oggi – avrebbe inviato il documento in via informale.
I megafoni di partito lasciano intendere che per varie ragioni, Luigi Di Maio avrebbe inventato questa storia.
Alla Lega affermano di essere “seri” e di non aver inserito nulla.
Tutto ciò il giornale La Repubblica.it diviene “la Lega lo isola: “Noi siamo seri””. Peccato che sia Repubblica.it a non essere seria nel fare i titoli.
E lo dico perché quando mi capita – raramente – di sfogliare online il giornale mi trovo di fronte sempre la bella frase di Calabresi: “Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, ecc.”. Peccato che anche le pietre oggi sappiano che l’editore è Carlo Debenedetti è legato con il PD ed ha fatto affermazioni pesantissime in passato come quelle alla Consob:
– aver suggerito il jobs act: ““Io gli dicevo che lui doveva toccare, per primo, il problema lavoro e il job act è stato – qui lo dico senza… senza vanto, anche perché non mi date una medaglia, ma il job act gliel’ho… gliel’ho suggerito io” (Fonte Il Fatto Quotidiano)
– il governo Renzi erano quattro persone “guardi io sono molto amico di Elena Boschi, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra ma non … diciamo io, del Governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta. Perché poi sa, quello lì si chiama Governo, ma non è un Governo, sono quattro persone, ecco». (Fonte IlSole24Ore)
Visto l’editore, visti i fatti, devo per forza di cose limitarmi a sfogliare Repubblica online solo di rado. Poco affidabile.

Ma ritorniamo ai fatti che riguardano l’attuale governo. Ora ciò che Luigi Di Maio ha detto potrebbe essere:
– la verità, solo che ha visto l’invio informale e quindi la modifica è lì, tra l’ultimo passaggio a Palazzo Chigi
– una bugia, visti malumori che causerebbero alla base del M5S e per cui se l’è dovuta inventare per passare dalla parte della vittima

Mi limito a queste due opzioni, tralasciando ipotesi sulle manine (MEF, Lega, o qualche zelante servitore dello Stato) o su le bugie di altri (Lega, Quirinale, o ufficio della Presidenza del Consiglio). Per ragioni di spazio e di complessità.

Ricordiamo poi al lettore meno attento che aldidlà delle due ipotesi,  PD e FI han fatto condoni. Ben peggiori di quello prospettato nell’articolo 9.
Nel caso del PD la base si è ribellata, ma se ne sono praticamente fregati e continuato per la loro strada. Nel caso di FI… ve lo devo dire? Credo che molti sostenitori abbiano esultato. In barba alle promesse elettorali, s’intende.

Ora non so se il testo sia arrivato al Quirinale, se sia stato inviato solo in via informale come cita IFQ, oppure ci sia stato un ravvedimento sulla via di Vespa.
L’ultima ipotesi sarebbe deprimente per un giovane che viene dal mondo del M5S.
La seconda plausibile, ma non spiegherebbe come mai il Quirinale smentisce qualsiasi documento. A meno che non sia stato inviato direttamente a Mattarella come lettura serale.
La prima spero non sia vera, perché una bugia dal Quirinale sarebbe il fatto più grave.

Quindi aldilà delle opzioni cosa resta? O Di Maio è stato raggirato – ed il M5S, ma non sappiamo da chi – oppure è uno scaltro comunicatore che usa la vicenda per poi cancellare una furbata.
Ora viste le vicende del passato – recente e meno recente – propenderei per la prima. Non fosse altro per gli scivoloni o gli errori di comunicazione, anche recenti.

In entrambi i casi, fossi nella base del PD – o della sinistra in genere – mi chiederei, ma i governi da voi rappresentati, ascoltavano la base? Davano conto? O perlomeno, provavano a porre rimedio?

A quando pare no. Erano troppo impegnati a farsi suggerire da Debenedetti – e chissà chi altro! – cosa fare. Perché “quello lì si chiama Governo, ma non è un governo, sono quattro persone, ecco”.
Ora mi raccomando, invitate Renzi a parlare in qualche conferenza.
Prezzi modici. Per lavoratori.

AS. 18.10.2018

Antonio Solazzo